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Assistente di Antonia

AI & Formazione aziendale

Claude.ai: chat, progetti e artefatti. La guida per chi vuole smettere di usarlo come un chatbot

C’è un momento preciso in cui capisci che stai usando male uno strumento: quando continui a ripetere le stesse cose. E con Claude.ai, quel momento arriva presto. Claude.ai è una intelligenza artificiale più interessante di una finestra di chat.

Chat, progetti e artefatti: tre parole semplici per tre concetti che, messi insieme, cambiano il modo in cui lavori con l’intelligenza artificiale. Vediamoli uno alla volta.


La chat: il punto di partenza (non il punto di arrivo)

La chat è la parte che tutti conoscono. Scrivi, Claude risponde. Fai una domanda, ottieni una risposta. Fin qui, niente di rivoluzionario – sembra WhatsApp con un interlocutore molto colto e leggermente verboso. Ma la chat di Claude ha alcune caratteristiche che vale la pena conoscere davvero, perché fanno la differenza tra usarlo come un motore di ricerca glorificato e usarlo come un collaboratore.

 

Il contesto è tutto

Claude lavora con una finestra di contesto molto ampia (fino a 200.000 token, che in termini umani equivalgono più o meno a un libro di 500 pagine). Significa che puoi incollare un documento lungo, un report, un codice intero, e Claude lo legge tutto. Non finge: lo legge davvero. Se gli dai un contratto di 40 pagine e chiedi “quali clausole mi espongono a rischi?”, lavora sull’intero testo.

La conversazione ha memoria, ma solo dentro la conversazione.

Ogni chat è un mondo chiuso. Claude ricorda tutto quello che gli hai detto dall’inizio della conversazione corrente, ma quando ne apri una nuova, riparte da zero. Non ti conosce. Non sa cosa gli hai chiesto ieri. È come avere un collega brillantissimo con un’amnesia selettiva: ogni mattina devi rispiegargli chi sei. Questo è il motivo per cui limitarsi alla chat è un errore strategico. Ed è il motivo per cui esistono i progetti.


I progetti: il posto dove Claude diventa il tuo collaboratore

Un progetto in Claude.ai è uno spazio di lavoro persistente. Ha tre componenti:
Le istruzioni personalizzate: un blocco di testo che Claude legge all’inizio di ogni conversazione dentro quel progetto. Qui definisci il tono, il ruolo, le regole del gioco. “Rispondi come un consulente di marketing B2B.” “Usa sempre dati a supporto delle affermazioni.” “Non suggerire soluzioni che richiedano budget superiori a 5.000 euro.” Qualsiasi cosa serva a far sì che Claude parta già allineato con te, senza doverlo rieducare ogni volta.
La knowledge base: i documenti che carichi una volta e che Claude può consultare in tutte le conversazioni del progetto. Guide di stile, template, specifiche tecniche, ricerche di mercato, trascrizioni di interviste. Tutto quello che ti trovi a incollare ripetutamente nella chat va qui. Claude lo tiene come materiale di riferimento e lo usa quando serve.
Le conversazioni: perché dentro un progetto puoi aprire più chat, ognuna con il suo filo logico, ma tutte con lo stesso contesto di base. Una per la strategia, una per i contenuti, una per l’analisi dei dati. Stesso progetto, stesse regole, stessa base di conoscenza.


Quale la differenza tra chat e progetto in Claude.ai?

La differenza tra una chat e un progetto è la stessa che c’è tra chiedere indicazioni a uno sconosciuto per strada e lavorare con qualcuno che conosce il tuo settore, ha letto i tuoi documenti e sa come preferisci comunicare.
Un esempio concreto. Supponiamo che tu sia un consulente e debba analizzare le trascrizioni delle call con i clienti.

  1. Senza progetto: ogni volta apri una nuova chat, incolli la trascrizione, spieghi il contesto, definisci il formato di output.
  2. Con un progetto: carichi il template di analisi nella knowledge base, scrivi nelle istruzioni come vuoi che Claude valuti le call (criteri, scala di valutazione, formato del report), e da quel momento in poi basta incollare la trascrizione. Claude fa il resto.

Come impostare un buon progetto

Poche regole, ma importanti.
Le istruzioni personalizzate funzionano meglio quando restano tra le 200 e le 500 parole. Troppo corte e sono vaghe; troppo lunghe e Claude inizia a perdere pezzi nelle conversazioni più articolate. Scrivi quello che conta davvero: il ruolo, il tono, i vincoli, i formati preferiti. Il resto si aggiusta strada facendo.
La knowledge base è per i materiali di riferimento, non per i documenti di lavoro del momento. La guida di stile della tua azienda? Sì. Il template delle proposte commerciali? Sì. Il file del cliente che stai analizzando oggi? No, quello va nella singola conversazione. Pensa alla knowledge base come alla libreria dell’ufficio: ci metti i manuali, non le bozze.
E poi: mantieni il progetto. Aggiornalo. Ogni settimana, dedicaci cinque minuti. Se ti accorgi che correggi Claude sempre sullo stesso punto, aggiungi quella correzione alle istruzioni. Se un documento nella knowledge base è diventato obsoleto, sostituiscilo. Un progetto trascurato è peggio di nessun progetto, perché produce risposte che *sembrano* informate ma partono da premesse superate.


Gli artefatti: dove le idee prendono forma

E arriviamo alla parte che sorprende di più chi non la conosce e che spesso viene sottovalutata anche da chi la usa. Gli artefatti sono contenuti autonomi che Claude genera in un pannello dedicato, separato dalla chat. Non è solo testo che scorre nella conversazione: è un oggetto a sé, che puoi modificare, iterare, scaricare, condividere e, nel caso di codice, eseguire direttamente nel browser.


Cosa può diventare un artefatto

La lista è più lunga di quanto immagini:

Documenti
report in markdown, articoli, analisi strutturate. Claude li genera nel pannello laterale, dove puoi rivederli e chiedere modifiche puntuali senza perdere il filo della conversazione.

Codice
in qualsiasi linguaggio. Python, JavaScript, HTML, CSS, tutto insieme se serve. Il codice appare nel pannello artefatti con syntax highlighting, e i file HTML vengono renderizzati come pagine web funzionanti.

Componenti React
ed è qui che la cosa diventa interessante. Puoi chiedere a Claude di costruire un’interfaccia interattiva, un calcolatore, un quiz, un mini-dashboard, e vederlo funzionare in tempo reale nel pannello. Non servono competenze di programmazione: descrivi quello che vuoi, Claude lo costruisce, tu lo provi.

Grafiche SVG
loghi, icone, illustrazioni vettoriali. Non sono immagini generate con AI nel senso tradizionale: sono grafiche costruite con codice, precise e scalabili.

Diagrammi
flowchart, diagrammi di flusso, mappe concettuali, generati con sintassi Mermaid e renderizzati visivamente.


 

Il ciclo virtuoso: chiedi, guarda, correggi

La vera potenza degli artefatti sta nel processo iterativo. Claude genera una prima versione. Tu la guardi e non la leggi nella chat, la vedi nel pannello. Noti che manca qualcosa, o che il tono non è quello giusto, o che il layout dell’app non funziona. Lo dici a Claude. Claude genera una nuova versione. E ogni versione viene salvata: puoi tornare indietro, confrontare, scegliere quella migliore. È lo stesso meccanismo mentale del design: prototipo, feedback, iterazione. Solo che il ciclo dura minuti, non giorni.


Artefatti con AI integrata

Una delle evoluzioni più recenti – e meno conosciute . è la possibilità di creare artefatti che incorporano funzionalità di intelligenza artificiale. In pratica: puoi chiedere a Claude di costruire una piccola app che, al suo interno, usa Claude stesso per processare dati.
Esempio: un analizzatore di feedback dei clienti. Incolli le risposte di un sondaggio nell’app, e l’app – alimentata dall’API di Claude direttamente dentro l’artefatto – identifica i temi ricorrenti, valuta il sentiment e genera suggerimenti operativi. Tutto senza uscire dall’interfaccia.


Condividere e remixare

Gli artefatti si possono pubblicare e condividere con un link. Chi lo riceve può usare l’artefatto, e può anche “remixarlo” – creare una copia personalizzata, modificarla, adattarla ai propri bisogni. Il tuo originale resta intatto.
Questo apre scenari interessanti per la formazione, la consulenza, il lavoro di team: crei uno strumento, lo condividi, e ognuno lo adatta al proprio contesto.


 

Come si incastrano i tre pezzi

La logica è semplice, ma va capita bene. La **chat** è il canale di comunicazione. È dove parli con Claude, dove ragioni insieme a lui, dove esplori idee.
I progetti sono la memoria e il contesto. Definiscono chi è Claude in quel momento e cosa sa, come si comporta, quali documenti ha letto.
Gli artefatti sono il prodotto del lavoro. Quello che esce dalla conversazione e diventa qualcosa di usabile: un documento, un’app, un diagramma, un pezzo di codice.
Usare solo la chat è come avere un workshop con tutti gli strumenti e usare solo il martello. Funziona, per carità, ma stai rinunciando al 90% del potenziale.


Da dove cominciare
Se hai letto fin qui e non hai mai usato i progetti o gli artefatti, ecco un piano d’azione in tre passi.

  1. Crea un progetto per il lavoro che fai più spesso. Se scrivi contenuti, crea un progetto “Content” con le istruzioni sul tuo tono di voce e la guida di stile caricata nella knowledge base. Se analizzi dati, crea un progetto “Analisi” con le convenzioni di output che preferisci. Non servono dieci progetti: ne basta uno, fatto bene.
  2. Chiedi un artefatto. La prossima volta che Claude genera qualcosa di lungo o strutturato, ossia un report, un template, un pezzo di codice, chiedi che lo faccia come artefatto. Vedrai la differenza: è più facile da leggere, da modificare, da esportare.
  3. Itera. Il primo progetto non sarà perfetto. Le prime istruzioni personalizzate saranno troppo vaghe o troppo rigide. Non importa. Dopo tre o quattro conversazioni dentro lo stesso progetto, capirai cosa manca e cosa va aggiustato. È un processo, non un’installazione.

Una nota finale di umana onestà

Claude è uno strumento potente, flessibile, sorprendentemente capace, ma pur sempre uno strumento. I progetti non eliminano la necessità di pensare; gli artefatti non sostituiscono la revisione umana. Quello che fanno è ridurre drasticamente il tempo tra un’idea e la sua realizzazione, tra una domanda e una risposta utile, tra un bisogno e una soluzione.
E in un mondo dove tutti hanno accesso agli stessi modelli di AI, la differenza la fa chi sa usarli meglio. Chat, progetti e artefatti sono le basi. Ora sta a te costruirci sopra.

 


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Autore

Antonia Pellicanò è consulente di marketing e comunicazione digitale e docente specializzata in intelligenza artificiale generativa applicata al business e alla formazione. Attiva nel digitale dal 1999, ha collaborato con realtà come Seat Pagine Gialle e Il Sole 24 Ore. Insegna presso IED Milano, IULM, Università Cattolica e Accademia Costume & Moda, formando studenti, professionisti e aziende sull’uso strategico dell’AI nei processi creativi e decisionali. Collabora con Formaper e con diverse Academy formative, progettando percorsi su AI, marketing digitale e innovazione. La sua missione è rendere l’intelligenza artificiale uno strumento concreto, accessibile e generativo di valore per persone e organizzazioni.