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Assistente di Antonia

AI & Formazione aziendale

Dove l’AI crea valore in azienda

Quando incontro manager e team durante i percorsi di formazione sull’AI, emerge spesso la stessa domanda: dove crea davvero valore l’AI in azienda?

La risposta, almeno come primo orientamento, è concreta: l’Intelligenza Artificiale crea valore soprattutto quando permette di recuperare tempo, rendere accessibile la conoscenza, supportare le decisioni, migliorare i processi e creare nuovi servizi.

Non significa che ogni processo debba essere automatizzato. Significa capire dove la combinazione tra capacità umane e capacità artificiali può produrre un risultato migliore.

L’AI tende a creare valore soprattutto quando riesce a:

  • ridurre il tempo dedicato ad attività cognitive ripetitive;
  • rendere accessibili informazioni e conoscenze disperse;
  • supportare analisi e decisioni;
  • semplificare o riprogettare processi;
  • rendere possibili nuovi servizi o nuove modalità di lavoro.

Il punto è che il valore non nasce dal tool. Nasce dal problema che riusciamo a risolvere meglio.


Partire dal problema, non dalla piattaforma

Nelle aziende capita spesso di partire dalla tecnologia:

  • “Dobbiamo usare Copilot.”
  • “Dobbiamo introdurre ChatGPT.”
  • “Dobbiamo creare un agente AI.”

Sono domande comprensibili, ma arrivano un po’ troppo presto. È come scegliere il motore prima di avere deciso dove andare. Prima sarebbe utile chiedersi:

  • Dove perdiamo tempo?
  • Dove le informazioni sono difficili da trovare?
  • Quali attività vengono ripetute ogni giorno?
  • Dove prendiamo decisioni con dati frammentati o poco leggibili?

È spesso qui che emergono i casi d’uso più interessanti.


Il primo valore: recuperare tempo

Una parte importante del lavoro aziendale è fatta di attività necessarie ma ripetitive: leggere documenti, preparare sintesi, cercare informazioni, riorganizzare dati, scrivere prime bozze, preparare report.

Un manager può passare ore a raccogliere informazioni prima ancora di iniziare a ragionare sul problema.

Un HR manager può impiegare molto tempo per sintetizzare survey, competenze e feedback.

Un commerciale può arrivare a un incontro dopo aver cercato email, ordini, note CRM e documenti precedenti.

In questi casi l’AI può ridurre il lavoro preparatorio. Ma c’è una distinzione importante: risparmiare tempo non significa automaticamente creare valore. Il valore nasce da ciò che facciamo con il tempo recuperato.

Se permette a un manager di analizzare meglio, a un commerciale di parlare di più con i clienti o a HR di dedicare maggiore attenzione alle persone, allora il vantaggio diventa reale.


Il secondo valore: rendere utilizzabile la conoscenza aziendale

Molte organizzazioni hanno accumulato negli anni una quantità enorme di conoscenza: procedure, manuali, report, CRM, documentazione tecnica, progetti precedenti. Il problema non è produrre nuove informazioni. È ritrovare quelle giuste quando servono.

Pensiamo a una persona appena entrata in azienda:

  • “Dove trovo questa procedura?”
  • “Chi conosce questo progetto?”
  • “Abbiamo già affrontato un caso simile?”

Un sistema AI collegato correttamente alla documentazione aziendale può rendere più accessibile ciò che l’organizzazione sa già. Per HR questo tema è particolarmente importante: quando una persona esperta lascia l’azienda, il rischio è perdere anche una parte della memoria organizzativa.


Il terzo valore: vedere meglio prima di decidere

I manager oggi raramente soffrono per mancanza di dati. Più spesso soffrono per eccesso di dati. Dashboard, KPI, report, email, analisi, informazioni provenienti da funzioni diverse. L’AI può aiutare a organizzare il campo visivo: confrontare informazioni, evidenziare anomalie, sintetizzare scenari, formulare ipotesi.

  • Un direttore commerciale può analizzare clienti e pipeline.
  • HR può mettere in relazione turnover, survey e formazione.
  • Operations può confrontare produzione, qualità e manutenzione.

L’AI può diventare un radar molto potente. Ma il radar non pilota l’aereo. La responsabilità della decisione resta umana.


Il quarto valore: ripensare i processi

A un certo punto, durante la formazione, accade spesso qualcosa di interessante. Le persone smettono di chiedere:

  • “Come posso fare questa attività più velocemente?”

e iniziano a chiedere:

  • “Ma dobbiamo ancora farla in questo modo?”

È una domanda molto più importante. Prendiamo l’onboarding. Possiamo usare l’AI per scrivere più rapidamente un manuale di ottanta pagine. Oppure possiamo chiederci se una nuova persona abbia davvero bisogno di leggerlo tutto, o se sia più utile un assistente interno capace di rispondere alle domande e indicare i documenti corretti. Nel primo caso abbiamo velocizzato un’attività. Nel secondo abbiamo ripensato il processo.


Il quinto valore: creare qualcosa che prima non esisteva

L’AI non serve soltanto a fare la stessa cosa più velocemente. Può anche rendere possibile qualcosa di nuovo.

Un’azienda industriale può rendere interrogabile la propria documentazione tecnica. Una società di consulenza può trasformare parte della propria metodologia in un’applicazione. Un team commerciale può ricevere briefing automatici prima di ogni incontro. HR può progettare percorsi di apprendimento più personalizzati. Un customer service può analizzare migliaia di conversazioni non solo per rispondere più velocemente, ma per capire quali problemi si stanno ripetendo.

Qui la domanda cambia:

“Che cosa possiamo fare oggi che prima sarebbe stato troppo costoso, lento o complesso?”


Per HR: guardare ai task, non soltanto ai ruoli

Quando si parla di AI e lavoro, la conversazione arriva rapidamente ai posti di lavoro. Ma spesso è più utile guardare alle attività che compongono ogni ruolo. Un recruiter scrive job description, legge CV, organizza colloqui, parla con candidati, supporta il manager, valuta e negozia. Alcune attività possono essere automatizzate.

  • Altre accelerate.
  • Altre supportate.
  • Altre ancora acquistano maggiore valore proprio perché richiedono giudizio e relazione.

Per HR la domanda diventa quindi: come cambia la composizione del lavoro? Ed è da qui che dovrebbe partire anche la formazione.


Una domanda semplice da cui iniziare

Non esiste una risposta identica per tutte le aziende. Ogni organizzazione ha processi, persone, dati e priorità differenti.

Può però essere utile partire da una domanda semplice:

  • Dove stiamo utilizzando male tempo, conoscenza o capacità delle persone?
  • Dove le persone aspettano?
  • Dove cercano informazioni?
  • Dove ripetono attività?
  • Dove prendono decisioni con dati frammentati?
  • Dove una competenza importante dipende da poche persone?

Questi sono spesso i punti da osservare prima di scegliere qualsiasi tecnologia.

Forse è più utile parlare di azienda aumentata che di azienda automatizzata. Un’organizzazione nella quale la tecnologia estende alcune capacità delle persone: un commerciale che conosce meglio il cliente, un tecnico che recupera più velocemente la conoscenza, un HR manager che legge meglio competenze e bisogni, un manager che può esplorare più scenari prima di decidere. Tra una tecnologia potente e un’organizzazione migliore, però, c’è un territorio molto ampio. Ci sono persone, processi, dati, cultura, competenze e responsabilità. È lì che si crea il valore.

Per questo, prima di chiedersi quale AI adottare, forse conviene partire da una domanda più concreta:

  • dove potrebbe essere davvero utile alla nostra organizzazione?

E da lì iniziare.


In sintesi: dove crea valore l’AI in azienda?

L’AI può creare valore in cinque aree principali: produttività e tempo, accesso alla conoscenza, analisi e decisioni, ottimizzazione dei processi e sviluppo di nuovi servizi. La priorità non dovrebbe essere scegliere il tool, ma individuare un problema aziendale misurabile sul quale intervenire.


Antonia Pellicanò è consulente e docente di Intelligenza Artificiale generativa e Digital Strategy. Affianca aziende, manager e team nella formazione e nella progettazione di strategie, applicazioni e soluzioni AI. Lavora con aziende a Milano e in tutta Italia.

Autore

Antonia Pellicanò è consulente di marketing e comunicazione digitale e docente specializzata in intelligenza artificiale generativa applicata al business e alla formazione. Attiva nel digitale dal 1999, ha collaborato con realtà come Seat Pagine Gialle e Il Sole 24 Ore. Insegna presso IED Milano, IULM, Università Cattolica e Accademia Costume & Moda, formando studenti, professionisti e aziende sull’uso strategico dell’AI nei processi creativi e decisionali. Collabora con Formaper e con diverse Academy formative, progettando percorsi su AI, marketing digitale e innovazione. La sua missione è rendere l’intelligenza artificiale uno strumento concreto, accessibile e generativo di valore per persone e organizzazioni.